lunedì, dicembre 30, 2013

Danny Kaye (VIII)

(DANNY KAYE) Un pizzico di follia

 E' il primo film di Kaye per la Paramount e quello che diede il via alla sua collaborazione con il duo di produttori/registi Norman Panama e Melvin Frank. Ma - particolare non trascurabile - è anche il primo film della Dena Productions (la ditta fondata da Danny e da Sylvia Fine) e il comico poté godere di maggiore libertà di... movimenti. Non è un caso che per molti questa è la sua commedia più riuscita insieme a Il Giullare del Re.

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Titolo originale: Knock on Wood

Regia: Melvin Frank e Norman Panama (che sono anche gli autori dello script)

Anno: 1954



Interpreti:
Danny Kaye .... Jerry Morgan/Papa Morgan
Mai Zetterling .... Ilse Nordstrom
Torin Thatcher .... Langstrom
David Burns .... Marty Brown
Leon Askin .... Gromeck
Abner Biberman .... Papinek




Sinossi:
Il ventriloquo Jerry Morgan (Kaye), che lavora in un locale parigino, esce da un'ennesima storia d'amore sfortunata. Il motivo dei suoi fallimenti: ogni volta che ha una relazione seria, uno dei suoi pupazzi "parlanti", Clarence (l'altro si chiama Terrence), si comporta in maniera impossibile perché geloso.
Abbandonato dunque anche dall'ultima fidanzata Audrey, Morgan si convince di avere turbe psichiche; ma è più grave la persecuzione da parte di certi oscuri agenti, convinti che lui sia in possesso di preziosi documenti.
Il ventriloquo non lo sa, ma l'uomo che gli fornisce i fantocci, tale Papinek, è membro di un'organizzazione di spie che ha rubato i piani segreti per la costruzione di nuove armi potenti. Morgan si accinge a partire per Zurigo, dove vuole farsi curare, e proprio nella notte della sua partenza Papinek nasconde i piani segreti dentro Clarence e Terrence. Ora, c'è un altro gruppo di spie che vuole mettere le mani su quei microfilm, ed ecco dunque che lo squilibrato giovanotto viene pedinato anche da loro. E, come se non bastasse, sulle sue calcagne si pone finanche la polizia, che lo sospetta di essere un assassino.
Sarà proprio la sua abilità di ventriloquo a tirarlo fuori dai guai.



Giudizio:
Film altamente umoristico ritagliato a misura su Danny Kaye, sebbene inizialmente il ruolo fosse destinato a Bob Hope. Contiene due o tre sketch comici veramente indimenticabili e alcuni bloopers, o errori banali, nelle scene girate a Londra (tipo le automobili con la guida a sinistra).






domenica, dicembre 29, 2013

Danny Kaye (VII)

(DANNY KAYE) Il favoloso Andersen




Titolo originale: Hans Christian Andersen

Regia: Charles Vidor
USA, 1952

Autori: Myles Connolly, Moss Hart

Interpreti:
Danny Kaye ....  Hans Christian Andersen
Farley Granger ....  Niels
Jeanmaire Zizi ....  Dora
Joseph Walsh ....  Peter
Philip Tonge ....  Otto 




E' una pellicola sul famoso scrittore danese che ci ha donato tante belle favole. Per molti, è questo il film migliore interpretato da Danny Kaye. Andersen è ritratto come figura gentile, amico dei bambini e degli animali. Nella storyline si intrecciano alcuni dei racconti più conosciuti del danese, e c'è inoltre posto per un balletto ispirato alla sua "Sirenetta".  

 Nella realtà Hans Christian Andersen (1805-1875) era un individuo  pessimista, dunque alquanto distante dal personaggio interpretato da Danny Kaye. Da giovane Andersen fece esperienza della povertà, ma riuscì ad affrancarsene grazie al suo talento artistico. Le sue fiabe sono molto particolari: sempre tremendamente concrete e nitide, anche quando descrivono sogni e visioni, e hanno d’altra parte la capacità di infondere il 'fiabesco' anche negli oggetti più umili e prosaici della realtà ("Il tenace soldatino di stagno"). 
Lo scrittore, eccentrico e spesso scorbutico, nonostante il suo pessimismo era un credente. Con invenzioni fantastiche come "La sirenetta", "Le scarpette rosse" e "La bambina dei fiammiferi" (o "La piccola fiammiferaia"), ci fa riflettere sulla collisione tra un desiderio terreno (l’amore, la bellezza, la necessità di sfamarsi) e il desiderio di Dio. A volte si ha la sensazione che l’ascesa al cielo sia una compensazione di una realtà troppo crudele. E che Andersen tenda a reprimere la sessualità sublimandola nell’abbraccio con il Creatore. Ma la potenza ribelle dell’eros si manifesta comunque (è una possibile chiave di lettura per "Le scarpette rosse").
Un pezzo forte delle sue fiabe è la personificazione di animali e oggetti (cui avrebbe poi fatto ricorso anche Walt Disney): "Il tenace soldatino di stagno", "L’ago del rammendo", "Il vecchio lampione" e, ovviamente, "Il brutto anatroccolo". Ne "Il brutto anatroccolo" possiamo leggere l’aspetto autobiografico: la vera natura del cigno, prima misconosciuta e infine vittoriosa, sarebbe una figura traslata del talento del poeta. Eppure questa fiaba, nonostante l'happy end, è costellata di prove dure e solitudine...
Fortunatamente non c’è solo tragedia nelle fiabe di Andersen, ma anche ironia, scherzo e humor. Un classico esempio è "La principessa sul pisello": un'"autentica" principessa perché riesce a dormire male e a sentire il fastidioso pisello sotto la schiena anche se è coricata su venti materassi "più venti piumini". 
E soprattutto "I vestiti nuovi dell’imperatore", storia di due burloni che vanno alla corte del re, promettendo di tessere un vestito di filo magico, per cui l’indumento risulta invisibile agli stupidi e agli scansafatiche. Nessuno a corte, né i funzionari né il re, osano confessare di non vedere niente. E dunque la finzione va avanti come se niente fosse. I due burloni tessono il nulla, e il re finisce per andare in processione nudo. Anche il popolo finge. Finché la voce del bambino innocente, che esclama "il re è nudo!", non smaschera l’ipocrisia del potere e la sua pompa magna.
 


Nel film - lo ribadiamo: non è biografico! - viene fuori soprattutto la poesia contenuta nelle opere di Andersen. Tra le canzoni scritte da Frank Loesser (e non da Sylvia Fine, la moglie di Kaye, come accaduto finora) ricordiamo: "No Two People", "The King's New Clothes" ("I vestiti nuovi dell’imperatore"), "Wonderful Copenhagen", "Inchworm", "The Ugly Duckling" ("Il brutto anatroccolo") e "Thumbelina" ("Pollicina"). Gli scenari e i costumi sono grandiosi, e la recitazione di Danny Kaye...  beh, occorre dirlo?... è semplicemente favolosa.


La sinossi:
Il ciabattino Hans Christian Andersen incanta con le sue favole tutti i ragazzi di Odense, ma l'incomprensione degli adulti, che gli rimproverano di sviare dalla scuola i suoi piccoli ascoltatori, lo obbliga a trasferirsi a Copenaghen. Qui trova lavoro al Teatro Reale, dove l'impresario gli fa fare un paio di scarpette per la prima ballerina Dora, che ne è entusiasta. Hans s'innamora della ballerina e sotto l'influenza di questo suo sentimento scrive una delle sue più belle favole, "La sirenetta", che formerà la trama di un balletto, rappresentato con straordinario successo al Teatro Reale. Hans non puo' assistere alla trionfale rappresentazione, in quanto il geloso marito di Dora, che è il coreografo della compagnia, lo rinchiude in uno sgabuzzino. Il ciabattino-favolista riesce a liberarsi solo la mattina seguente, e corre subito da Dora per dichiararle il suo amore; ma resta profondamente deluso nell'accorgersi che lei non lo ama. Mentre le gazzette incominciano a pubblicare con successo le sue favole, Andersen si avvia tutto mesto al borgo natìo, dove lo ha preceduto la fama e gli sono riserbate le più liete accoglienze.









venerdì, dicembre 27, 2013

Dany Kaye (VI)

(DANNY KAYE) L'ispettore generale


Titolo originale: The Inspector General
Regia: Henry Koster
Anno: 1949
Nazione: Stati Uniti d'America
Autori: Nikolai Gogol (commedia)
Harry Kurnitz (screenplay)

Danny Kaye ....  Georgi
Walter Slezak ....  Yakov Goury
Barbara Bates ....  Leza
Elsa Lanchester ....  Maria
Gene Lockhart ....  Podestà
Rhys Williams .... Ispettore Generale
(...)



Un film che istiga a risate isteriche, in cui Danny Kaye si riconferma un genio della comedy.


In questo riadattamento del celebre lavoro teatrale di Gogol, Kaye impersona Georgi,  venditore ambulante di un intruglio che lui e il suo compare-zingaro Yacov (Walter Slezak) spacciano per "elisir di lunga vita". I due arrivano nella vivace città di Brodny e vanno subito incontro a guai seri: apparentemente, il loro "elisir" è puro veleno. Il podestà e il suo corrotto entourage, che sono in trepida attesa dell'ispettore generale, decidono di condannare i due forestieri all'impiccaggione, sperando così di fare carriera. Georgi, in cerca di salvezza, si imbatte in una ragazza di nome Leza (Barbara Bates). Leza non ha un carattere docile, ma Georgi la "doma" cantando "Happy Times" (scritta, come tutte le altre songs, da Sylvia Fine). Sboccia tra loro l'amore.
Il giovane si trova in una situazione poco piacevole, però, e bisogna urgentemente pensare al da farsi. Tutto sembra aggiustarsi quando lui viene incredibilmente scambiato per il tanto temuto ispettore in missione segreta: si vede soffocato di omaggi, allettato da offerte di denaro prima timide e poi sfacciate... Ci mette un po' a capire l'equivoco, e cerca di sfruttare la situazione a suo vantaggio. Ovviamente, a un certo punto il vero funzionario governativo (Rhys Williams) arriva a Brodny. Yacov e Georgi sono di nuovo sul punto di essere impiccati. Ma Yacov riesce a rubare i documenti dell'ispettore e li consegna a Georgi, che viene "riabilitato" con tante scuse... Un colpo di scena segue l'altro fino al felice finale. 



Film ottimo con un cast eccezionale. Tra le canzoni più accattivanti: "Hail to Brodny", "Happy Times", "Yacov's Elixer", "Arrogant, Elegant, Smart", "The Gipsy Drinking Song".




lunedì, dicembre 23, 2013

Danny Kaye (V)


(DANNY KAYE) Venere e il professore

Titolo originale: A Song Is Born
Regia: Howard Hawks
Anno: 1948
Nazione: Stati Uniti d'America
Durata: 113'



Questo rifacimento in chiave musicale di Colpo di fulmine (Ball of Fire, 1941, con Gary Cooper e Barbara Stanwyck), diretto dallo stesso Hawks, è migliore dell'originale per il consueto motivo: la faccia da eterno bambino, davvero irresistibile, di Danny Kaye. Ma stavolta il  vero protagonista è un altro: il jazz. Per gli appassionati del genere è un piacere quasi divino vedere "jammare" il fior fiore degli strumentalisti di quell'epoca d'oro: Benny Goodman, Tommy Dorsey, Louis Armstrong, Lionel Hampton, Mel Powell e Charlie Barnet. L'operatore è il medesimo Gregg Toland di Colpo di fulmine, ma col Technicolor invece del bianco-e-nero.
Lo schema è quello solito della bella donna che si innamora del presunto stupido. A raccontare la storyline si fa presto; più difficile è invece cercare di spiegare i tanti momenti altamente umoristici. Le risate, in effetti, sono - una volta di più - assicurate. Una  chicca tra tutte: dopo che il professore Magenbruch (Benny Goodman) annuncia di aver "scoperto" lo swing, i colleghi gli chiedono di suonare senza musica. E Magenbruch: "Non si può suonare senza musica!" "Beh, Benny Goodman ci riesce" lo informano. Al che, Magenbruch replica: "Benny Goodman? E chi è?"



Il plot:
Un ricco mecenate ha lasciato per testamento una cospicua somma che deve servire alla compilazione di un'enciclopedia della musica. Il professore Hobart Frisbee (Danny Kaye) è uno dei membri - rigorosamente scapoli - dell'austero club. Poi ecco piombare in questo luogo di clausura l'attraente Honey Swanson (Virginia Mayo), che cerca un nascondiglio per sé e per il suo fidanzato. La polizia è alle loro costole...
Una vera gemma.







Con: 
Danny Kaye ... Professore Hobart Frisbee
Virginia Mayo ... Honey Swanson
Louis Armstrong ... Se stesso
Steve Cochran ... Tony Crow
Tommy Dorsey ... Se stesso
Charlie Barnet ... Se stesso
Lionel Hampton ... Se stesso
Benny Goodman ... Professore Magenbruch

domenica, dicembre 22, 2013

Danny Kaye (IV)

(DANNY KAYE) Sogni proibiti

 Oppresso e intimidito da una madre dominante, un impiegato di una rivista di storie "pulp" si abbandona a sfrenati sogni a occhi aperti, in cui, nei ruoli di capitano di vascello, di giocatore di poker su un battello che solca le acque del Mississippi, di chirurgo, di pilota dell'aviazione britannica, e persino in quello di designer di cappelli, affronta mille pericoli e finisce per salvare sempre la stessa ragazza (Virginia Mayo). Finché non resta coinvolto sul serio in una pericolosa avventura.
Come il film precedente, anche questo è a colori - cosa abbastanza rara per quell'epoca - e, a parte che è di una comicità irresistibile, fa registrare la partecipazione del mitico Boris Karloff nei panni di un sinistro psichiatra. 

Walter Mitty (Danny Kaye) è l'eroe di tutte le avventure di cui lui va fantasticando. Al contrario del suo immaginario alter ego, però, nella vita di tutti i giorni è un insicuro. Vive con la genitrice (Fay Bainter) e ha una sciapita fidanzata (Ann Rutherford) che è a sua volta succube di una madre possessiva (Florence Bates), e tutt'e tre le donne, chi più, chi meno, gli perdonano le sue distrazioni, la sua eccentricità. Un giorno, il sogno di vivere per davvero una storia dai toni romantici si avvera: Walter Mitty incontra una misteriosa, avvenente donna, che assomiglia stranamente a quella delle sue fantasie. Lei gli rifila un libro nero senza che lui se ne accorga; su quelle pagine è indicato il nascondiglio dei gioielli della corona olandese, scomparsi durante la Seconda Guerra Mondiale. Ben presto il giovanotto si ritrova al centro di un ginepraio che va ben oltre le sue fantasie più ardite e, affrontando oscuri personaggi tra malintesi a non finire, gli tocca ammettere che essere un eroe nella vita reale è impresa tutt'altro che facile.   




The Secret Life of Walter Mitty (1947)
Titolo italiano: Sogni proibiti
Diretto da Norman Z. McLeod
Autori: Ken Englund, Everett Freeman (da un omonimo racconto di James Thurber)


Interpreti:
Danny Kaye ....  Walter Mitty
Virginia Mayo ....  Rosalind van Hoorn
Boris Karloff ....  Dr. Hugo Hollingshead
Fay Bainter ....  Mrs. Eunice Mitty
Ann Rutherford ....  Gertrude Griswald
Thurston Hall ....  Bruce Pierce






venerdì, dicembre 20, 2013

Danny Kaye (III)


Preferisco la vacca (The Kid from Brooklyn)



Un remake del classico di Harold Lloyd - diretto da Leo McCarey - The Milky Way, del 1934. Con la partecipazione di alcuni attori dell'opera originale (p. es. Lionel Stander nel ruolo di Spider); e anche la regia è di Norman Z. McLeod, che diresse alcune scene di The Milky Way. Ma allora - ci si chiederà - in che cosa consistono le differenze? Presto detto: in Danny Kaye, nell'aggiunta di alcune canzoni e nel colore.



Burleigh Sullivan (Danny Kaye) è un timido lattaio che per caso mette K.O. Speed McFarlane (Steve Cochrane), un campione di pugilato che fa la corte a sua sorella Susie (Vera-Ellen). I giornali pubblicano la notizia e poi un fotografo riesce a cogliere l'attimo in cui il lattaio manda di nuovo al tappeto Speed. A questo punto, il manager del pugile decide di trasformare Burleigh in un professionista del ring.
Burleigh sta al gioco, ignaro che tutti i suoi avversari sono stati pagati per perdere contro di lui. Pensa di essere per davvero un grande campione e si monta la testa, cambiando stile di vita e sviluppando una relazione con la cantante di nightclub Polly Pringle (Virginia Mayo).
Ben presto, si ritrova a dover combattere per il titolo di Numero Uno: proprio contro Speed...

 

The Kid from Brooklyn (1946)
Titolo italiano: Preferisco la vacca
Diretto da Norman Z. McLeod
Autori: Frank Butler, Richard Connell (copione del film del 1936)

Interpreti:
Danny Kaye ....  Burleigh Sullivan
Virginia Mayo ....  Polly Pringle
Vera-Ellen ....  Susie Sullivan
Steve Cochran ....  Speed McFarlane
Eve Arden ....  Ann Westley







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... e questo è l'originale: The Milky Way, con Harold Lloyd (1936)

lunedì, dicembre 16, 2013

Danny Kaye (II)




Ne L'uomo meraviglia (Wonder Man, 1945) Danny Kaye interpreta due gemelli "superidentici" ma dotati di personalità ben diverse.  
Buster Dingle, che si esibisce al Pelican Club con il nomignolo di "Buzzy Bellow", è un attorucolo senza grande talento, mentre suo fratello Edwin è un timido e serio studioso impegnato a scrivere un libro di storia. I gemelli Dingle non si sono visti da anni.
Buster, scomodo testimone di un omicidio commesso dal capo gangster "Ten Grand" Jackson (Steve Cochran), viene eliminato e gettato nel lago del Prospect Park, a Brooklyn. Torna al mondo come fantasma e chiede al fratello di fare giustizia. Il modo migliore di riuscirci è che Edwin prenda il suo posto fino alla data del processo...
Il fantasma di Buster - che può essere visto e sentito solo da Edwin - si impossessa a tratti del suo corpo, con risultati esilaranti. Le complicazioni sono accresciute (ancora una volta) dagli equivoci amorosi: Buster era fidanzato con Midge Mallon (Vera-Ellen), mentre Edwin ha un filarino con la bibliotecaria Ellen Shanley (Virgina Mayo).
Una gemma di comicità che non ci si stanca mai di guardare. Stupende le scene in cui Edwin scrive con entrambe le mani... Il film vinse un Oscar per gli effetti speciali.





Wonder Man (1945)
Titolo italiano: L'uomo meraviglia
Diretto da H. Bruce Humberstone
Autori: Arthur Sheekman (story), Jack Jevne (adaptation) ...
 
Interpreti:
Danny Kaye ....  Edwin Dingle/Buzzy Bellew
Virginia Mayo ....  Ellen Shanley
Vera-Ellen ....  Midge Mallon
Donald Woods ....  Monte Rossen
S.Z. Sakall ....  Schmidt



domenica, dicembre 15, 2013

Danny Kaye (I)

Prendo spunto dall'uscita de I sogni segreti di Walter Mitty (di e con Ben Stiller) per rispolverare un mia biografia di Danny Kaye (1913-1987), il comico per cui tuttora stravedo e che rimane l'unico, originale, inimitabile Walter Mitty!



Il vero nome di Danny Kaye era David Daniel Kaminski. Era il terzo e ultimo figlio di due ebrei ucraini impiantatisi a Brooklyn, e l'unico della nidiata che fosse nato in America (a casa sua si parlava yiddish; per i suoi genitori Danny rimase sempre "Duvidelleh"). A 12 anni conobbe Sylvia Fine, che più tardi, oltre a diventare sua moglie, avrebbe scritto numerosi sketch per lui.


David (come si chiamava allora) fu sempre uno spirito irrequieto. A tredici anni lasciò la scuola e fuggì in Florida. Ciò segnò l'inizio di un'odissea che lo portò a svolgere i più svariati mestieri, da venditore di rinfreschi a intrattenitore di strada. Si esibì nei teatri vaudeville e nei nightclub della zona dei monti Catskills prima di fare il commediante in Inghilterra. Al suo rientro negli States, nel 1938, rincontrò Sylvia Fine. Le loro strade si incrociarono precisamente in un accampamento per ebrei socialisti sui monti Poconos, in Pennsylvania.
I due convolarono a nozze nel 1940... per due volte: la seconda cerimonia si svolse secondo il rito ebraico, per calmare i genitori di lei che erano contrari alla loro unione.

Qui il comico divide una tazza di tè con Grace Kelly durante una pausa della lavorazione di Rear Window - Una finestra sul cortile



Nel 1941 Danny Kaye (come si chiamava adesso) apparve nello spettacolo di Broadway Lady in the Dark, dove presentò il famoso numero "Tchaikovsky," di Kurt Weill e Ira Gershwin, in cui cantava a velocità pazzesca i nomi di 54 compositori russi - reali e immaginari - in soli 38 secondi e senza mai tirare il fiato.
Il produttore cinematografico Samuel Goldwyn Jr. lo prese sotto contratto e la stella di Danny si accese definitivamente.
Sono almeno dodici i film interpretati da questo straordinario attore comico che non dovrebbero mancare in nessun archivio degli amanti delle buone commedie. Li esamineremo uno per uno, giacché le cose buone non devono cadere nel dimenticatoio.
Iniziamo subito con...



(DANNY KAYE) Come vinsi la guerra (noto anche come Così vinsi la guerra)


(Up in Arms, 1944). 

Molti lo considerano tra i 10 film più divertenti di tutti i tempi. Fin dal suo debutto Kaye si profila come il re dei commedianti, esperto - tra le altre cose - di impossibili scioglilingua. Il suo personaggio è quello di Danny Weems, un ragazzo d'ascensore timido e ipocondro (un eccellente prototipo di Woody Allen!). Di lui finirà per innamorarsi un'infermiera militare (Dinah Shore). Ma dapprincipio Danny ha già una ragazza: Constance (Mary Morgan). Peccato che Constance perda la testa per il compagno di stanza di Danny (Joe Nelson). Ciò per quanto riguarda le complicazioni sentimentali.
Tutti quanti vengono mandati nel Pacifico e il pauroso (e, non dimentichiamolo, ipocondro) Danny si ritrova a catturare da solo un intero plotone di giapponesi, divenendo, contro la sua stessa volontà, un eroe di guerra. Inutile dire che è a questo punto che la bella infermiera, ovvero la splendida cantante-attrice Dinah Shore, sarà definitivamente sua.
Numerose le scene indimenticabili: quella in cui un uomo entra nell'ascensore e racconta a Danny di essere appena stato dal dottore e di sentirsi perfettamente guarito. L'uomo si raschia la gola, e Danny: "Cos'è quello strano rumore?" Quando l'ascensore arriva al pian terreno, vediamo l'uomo che, con aria sgomenta, si stringe il petto.
Oppure la scena sulla nave, dove Danny, circondato da un gruppo di rudi marinai, apre e chiude la bocca al suono di una canzone di Dinah Shore, perché è vietato tenere un giradischi e il Nostro vuol far credere che è lui a cantare. I marinai strabuzzano gli occhi, poi il disco si incanta - "Now I know... Now I know... Now I know... " - e l'imbroglio è scoperto. ("Now we 'bout know!" sbotta uno dei marinai con forte accento newyorkese). O l'imitazione che Danny fa dello scozzese... O il suo soprannome di "Lampo Purpureo". E la sua immeritata fama di playboy...

Up in Arms (1944)
Titolo italiano: Come vinsi la guerra
Regia di Elliott Nugent
Autori: Owen Davis (commedia), Don Hartman ...
Interpreti:
Danny Kaye ....  Danny Weems
Dinah Shore ....  Nurse Lt. Virginia Merrill
Dana Andrews ....  Joe Nelson
Constance Dowling ....  Mary Morgan
Louis Calhern ....  Col. Ashley
George Mathews ....  Private Blackie Snodgrass






domenica, novembre 03, 2013

La ruota più grande del mondo? A New York

A New York si costruirà la ruota panoramica più grande del mondo. Il consiglio comunale ha dato segnale verde per il megaprogetto che mira a stabilire un record, superando Londra e Singapore

Così sarà la New York Wheel

I lavori dovrebberi iniziare nella primavera del 2014 e l'apertura al pubblico è prevista per il maggio 2016.
36 le "gondole", che permetteranno a 1440 persone di godere contemporaneamente del paesaggio della Big Apple. Un giro dovrebbe durare 38 minuti e permettere di saziarsi la vista con la Statua della Libertà, il porto, lo skyline di Manhattan e Brooklyn.


Sono attesi 36.000 visitatori al giorno, circa 4.000.000 turisti all'anno. I costi finora calcolati: 320.000.000 dollari (236.000.000 euro).

Nelle due foto sottostanti: il Singapore Flyer (altezza: 165 metri) e il London Eye, noto anche come "Millennium Wheel" (160 metri).





 

Il progetto della Ruota di New York è della Starneth B.V., la stessa ditta che nel 1999 realizzò il London Eye. 
La New York Wheel, che sorgerà sulla parte nord-orientale della costa di Staten Island, sarà alta 192 metri.

Saputo del progetto americano, Dubai non si dà pace, e ha già mostrato al mondo il modellino del Dubai Eye, destinato a superare la ruota newyorkese in altezza (210 metri!) e magnificenza.


Rimane da chiedersi perché intanto non si intaprende qualcosa per gli esseri umani che muoiono di fame, di sete e di malattie.

sabato, novembre 02, 2013

Il batterista pazzo




Questo è il suo stile. Non condannatelo. Ha anche una homepage in cui si autorappresenta. Come si chiama l'homepage? "The Mad Drummer" (appunto!).



Steve Moore (questo il suo nome civile) da bambino aveva un sogno. E sembra averlo realizzato. E' diventato celebre anche in Russia, Svezia, Germania...


  
Sul suo sito, Steve scrive: "Se avete un sogno, non demordete!" Sottintendendo: "Probabilmente prima o poi si realizzerà".

La pubblicità svedese che si ispira a "The Mad Drummer":

 








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... E questo è l'unico vero "batterista pazzo" di tutti i tempi: Keith Moon (The Who):







giovedì, ottobre 24, 2013

venerdì, settembre 27, 2013

Scene horror in Cina. Calabroni giganti killer!

28, finora, i morti
 
Sale il numero delle vittime in seguito all'attacco di calabroni giganti nella provincia meridionale cinese dello Shaanxi. Le aree maggiormente colpite sono le località remote di Ankang, Anzhong e Shangluo. 

Ecco il famigerato "yak killer", il calabrone gigante asiatico, noto anche come calabrone giapponese. E' il più grande del mondo


I calabroni responsabili dell'attacco sono della grandezza di un pollice, appartengono alla varietà dei calabroni giganti asiatici o Vespa Mandarinia (questo il loro nome scientifico) e sono noti per la quantità di veleno presente nei loro pungiglioni, superiore a quella dei normali calabroni.

L'invasione dei vespidi aveva già prodotto ieri le prime diciotto vittime. Questo fenomeno si verifica con regolarità ogni autunno, nelle aree colpite; così hanno spiegato le autorità locali, che da luglio scorso hanno rimosso più di trecento nidi dalle aree residenziali.

Le autorità sanitarie hanno dichiarato di lavorare a un piano di pronto intervento specialistico per le persone colpite.
Secondo quanto riferito da un medico del luogo, i pazienti con almeno dieci punture dovranno sottoporsi a un trattamento specialistico, mentre chi è stato punto trenta volta necessita di un trattamento di emergenza...


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Approfondimenti:  "Vespa Cabras e Vespa Mandarina, vecchi e nuovi avversari dell'apicoltura" (.pdf)

e: "Vespe killer dalla Cina, mangiano api da miele..."
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Leggi anche questo nostro (vecchio) servizio sulle... api-killer! Titolo: "Il giallo delle api-killer"



Il giallo delle api-killer


29 ago. 1997 - Messico. Ventidue bambini e una donna sono stati feriti in seguito a un attacco di cosiddette api-killer; sette dei bambini versano in condizioni gravissime. La città di Mazatlan, che si affaccia sul Pacifico, non aveva mai conosciuto un fenomeno del genere. La donna, che ha voluto proteggere col proprio corpo alcuni dei bambini, è stata ripetutamente punta alla schiena dagli irriducibili insetti. Queste api sono molto più aggressive delle comuni api da miele: attaccano anche se non provocate e non concedono alla vittima nessuna tregua, arrivandola a inseguire anche per mezzo miglio. Il loro pungiglione però non è più carico di veleno di quanto non lo sia quello delle api normali. Le api-killer, originarie dell'Africa, erano "fuggite" nel 1957 da un laboratorio di ricerca del Brasile, e sembra che si vadano spostando verso il Nord America.


20 giu. 1998 - Le api-killer sono arrivate in California! Continua l'avanzata verso nord delle api-killer che, dopo aver attraversato il Messico, hanno raggiunto la California e sembrano voler puntare su Los Angeles. Già nel 1990 questi insetti erano stati avvistati nel Texas; tra le loro vittime si contano tre cittadini statunitensi. Negli ultimi quarant'anni, le api-killer hanno ucciso oltre 1000 persone. Si tratta di una razza originaria dell'Africa e "incrociata" con razze domestiche in un laboratorio brasiliano. Pur non essendo più velenose delle api normali, attaccano in sciame compatto anche quando non sono provocate, e nulla sembra poterle fermare.

15 dic. 1998: A San Bernardino, in California, la TV locale dà notizia di un attacco di api. Un giardiniere riceve novanta punture e una donna con i suoi due bambini alcune decine ciascuno. I pompieri, giunti sul luogo con una squadra specializzata in questo tipo di interventi, dopo aver chiuso temporaneamente al traffico la zona, provvedono a eliminare lo sciame. Dalle prime analisi effettuate dal San Bernardino Vector Control su campioni di questi insetti, si tratterebbe di api africanizzate.

17 febbr. 1999: Un attacco di cosiddette "api assassine" semina il panico in una scuola elementare messicana, nei dintorni di Acapulco. Lo sciame, apparso improvvisamente, punge una trentina tra bambini e maestri. Dieci alunni e due insegnanti vengono ricoverati in ospedale. Le loro condizioni di salute non destano preoccupazioni.

8 apr. 1999: La città di Los Angeles, in California, viene ufficialmente riconosciuta come colonizzata dalle cosiddette api assassine (killer bees). Le prove condotte mediante l'esame del DNA delle api catturate in zona, dimostrano inequivocabilmente che si tratta di api africanizzate. Le autorità diramano un appello alla popolazione in cui viene indicato di evitare assolutamente di tentare da soli di allontanare o eliminare gli sciami. Viene predisposto un numero telefonico di pronto intervento per segnalare la presenza di api e chiedere l'arrivo di squadre speciali.

1 apr. 2000: Torna l'incubo delle api assassine e l'allarme arriva ancora una volta dagli Stati Uniti. A Las Vegas una signora di 77 anni è stata ricoverata in condizioni gravissime dopo un vero e proprio attacco omicida da parte di uno sciame. La donna è stata punta più di 500 volte dalle api, probabilmente attratte da qualcosa che lei aveva dentro la sua borsa.
L'attacco è stato il secondo nella zona di Las Vegas dal gennaio scorso. Il primo sciame di "killer bees" arrivò negli Stati Uniti - in Texas - anni fa.

24 apr. 2001: Donna americana punta 500 volte da api assassine, ma è viva e sta bene. E' accaduto a una donna di 67 anni che si trovava in un frutteto nel Texas. Con calma, la signora ha chiesto aiuto mentre gli insetti le sciamavano sul corpo. La vittima è stata liberata dagli insetti e ricoverata in ospedale, dove i medici le hanno trovato addosso più di 500 pungiglioni. Secondo i "camici bianchi", la sua sopravvivenza è miracolosa: la donna aveva in corpo l'equivalente del veleno di due morsi di serpente a sonagli. Per allontanare le api, la polizia texana ha usato gli estintori.


25 ago. 2005 - Api-killer nell'Agrigentino: pensionata muore nella notte.
La 64enne Domenica M. è morta nella notte di ieri dopo 20 giorni di agonia nel reparto di Rianimazione dell'ospedale di Contrada Consolida di Agrigento. All'inizio di agosto, la donna era stata punta da un'ape e aveva subito un arresto cardiocircolatorio.
Un altro caso, meno grave, si è verificato sempre ieri. Una donna palermitana in vacanza ad Agrigento è stata punta intorno alle 11 a bordo piscina di un albergo della Città dei Templi. Ha avuto un malore, provocato dallo choc anafilattico, ed è stata subito soccorsa nel reparto di Rianimazione del nosocomio agrigentino. Le sue condizioni, fortunatamente, non sono gravi.

2007 - Oltre 1000 ormai le vittime di api-killer solo negli Stati Uniti...
Le api africanizzate (Apis mellifera) si sono via via diffuse dal sud del Brasile al nord dell’Argentina, in America Centrale (dove minacciano l'antica arte di allevare le locali api senza pungiglione), Trinidad, Messico, Texas, Arizona, New Mexico e California. La loro espansione si è fermata per qualche tempo nell’est del Texas, possibilmente a causa del gran numero di api europee presenti nell’area. Comunque, il ritrovamento di diversi sciami in Louisiana mostra che questa specie ha attraversato la barriera texana, forse a bordo di una nave. Nel giugno 2005 è stato scoperto che le api si erano largamente diffuse anche nell’Arkansas. Nella stessa estate del 2005, le api africanizzate furono scoperte in sei contee della Florida, dove apparentemente sono state presenti abbastanza a lungo per riprodursi senza essere notate.
Ci sono state molte opportunità per frenare la loro diffusione, ma i vari dipartimenti dell’agricoltura nazionali e internazionali - dal Panama agli U.S.A. - si sono dimostrati incapaci di agire.

26 aprile 2007 - "Guarda! Le api! E sono tantissime..."
Ieri pomeriggio a Milano e provincia sono giunte una quindicina di chiamate al 115 (il centralino dei Vigili del Fuoco) nelle quali si segnalava la presenza di veri e propri sciami di api.
"In realtà non siamo intervenuti in nessun caso perché si trattava sempre di sciami esterni alle abitazioni, all’aperto, e noi operiamo solo se gli insetti si trovano dentro le case" spiegano i pompieri. "La gente ci ha segnalato la presenza di grossi sciami d’api o di vespe dirette chissà dove. Segnalazioni che, con il passare delle ore e l’approssimarsi dell’oscurità, sono sensibilmente diminuite. Che dire? Questa è la stagione delle api e l’importante è che nessuno sia stato attaccato e punto. Certo: tutti questi sciami così, all’improvviso, sono inusuali. Ma, vista la stagione un po’ particolare, forse anche le api sono stranite...".
Intanto ieri pomeriggio un cittadino che invece è stato "pizzicato" da una singola ape agguerrita (gli sciami pare non c’entrino proprio) ha chiamato il 118 per sapere come comportarsi. "Accade regolarmente" assicurano al Pronto Intervento.

giovedì, settembre 26, 2013

A cosa porta essere troppo solitario?

Per la serie: Voi chiedete, io rispondo


Your question:


Sono una persona estremamente solitaria che, ad esempio, non esce con gli amici perché, appunto, non ne ha o che durante l'intervallo a scuola rimane al banco senza far nulla. 

Sono sempre stato solo nella mia vita, non ho mai avuto un amico d'infanzia, un migliore amico o qualcuno con cui stare assieme e condividere qualcosa. Tanto meno una ragazza. Certo, sì, non avrei mai rifiutato la proposta romantica di stare assieme ad una ragazza che mi attira ma nessuna l'ha mai fatto, nessuno s'è mai avvicinato forse per colpa mia principalmente perché do l'aria dello snob ma non lo sono affatto. Sembrerò strano forse. 
Non so capire se così sto bene oppure no, non riesco ad essere aperto e socievole, non è da me.
Comunque ora ho 16 anni ma tutto questo può ripercuotere il mio futuro gravemente, secondo voi?




My answer:

Beh, hai 16 anni, non esageriamo adesso: per me puoi anche benissimo essere normale. Hai letto Il giovane Holden? O visto il film Donnie Darko? Ti faccio questi due esempi che vengono dal mondo dell'arte (e della vita) perché sono gli estremi di un'unica realtà. Chi tu vedi comportarsi "normalmente" è magari invece solo omologato, o troppo codardo per uscire dagli schemi. Chi insiste a stare in gruppo non è necessariamente più "sano" di chi sta solo. La solitudine in fondo può essere anche segno di timidezza; o anche di serietà. Lo "snobbismo" non c'entra per forza.
Le ragazze? Quelle vengono prima o poi, vedrai.

Alquanto strano trovo il fatto della mancanza di un amico d'infanzia. Forse non te ne ricordi bene, ma un amico devi averlo avuto! Comunque, se posso permettermi di citare il mio caso: io il mio migliore amico l'ho conosciuto a 19 anni; quelli che vennero prima erano sì delle buone lenze (come si suol dire), miei alleati (pur se non sempre!), ma più che altro fungevano da compagni di gioco; trattavasi il più delle volte di vicini di casa, figli di genitori "amicati" con i miei...
E la mia prima ragazza "vera" l'ho conosciuta quando avevo 17-18 anni (in precedenza c'erano state storie solo superficiali, anche se io mi sentivo alquanto scombussolato sentimentalmente...).

Tu comincia a relazionarti con gli altri (anche se ti sembra una cosa stupida, piena di gesti e di parole al limite della follia: e difatti lo è!) agendo "step by step".
Io inizierei a valicare questa sorta di muro sociale partendo proprio dalla scuola, e cioè non trascorrendo l'intervallo da solo in classe bensì andando vicino ai compagni, sorridendo rilassato, scambiando con loro qualche frase, ma senza voler essere "comunicativo" a tutti i costi.
(Parole d'ordine: "relax" e "coolness".)

Tu non sei strano: è la vita stessa a esserlo, e "normalità" - lo ribadisco - è un concetto assai astratto, certamente vago; e manipolabile.


domenica, agosto 25, 2013

Minchia, il Trapani ha vinto a Padova!

Padova-Trapani 0-2 

Reti: 19′ st Mancosu (T); 48′ st Mancosu (T)


Successo storico per il Trapani, alla prima vittoria assoluta in Serie B
Copertina tutta per Matteo Mancosu (classe '84), autore nella ripresa di una splendida doppietta: gran sombrero sullo sfortunato Cionek in occasione del primo gol, impeccabile finalizzazione a bruciare Colombi in uscita per il raddoppio. 



Padova troppo brutto per essere vero, ma il Mister della neopromossa compagine sicula, Boscaglia, aveva ben avvertito: "Giocheremo per vincere!" E infatti: Stadio Euganeo espugnato, apoteosi Trapani.

Gli uomini di Dario Marcolin cercheranno riscatto contro il Carpi (altra matricola), mentre i siciliani affronteranno in casa il Pescara.

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La "favola" di questo Trapani inizia nel 2005, quando al timone della società si insedia l'armatore Vittorio Morace, presidente dell'Ustica Lines (trasporti veloci su mare). "Il Comandante" infila la rotta giusta e nel giugno 2010  il Trapani Calcio diventa società di capitali, con la trasformazione in SRL. Morace punta tutto su un tecnico giovane e preparato come Boscaglia e ottiene un successo dopo l’altro, con investimenti e progettualità.
Nel campionato 2007-2008 il Trapani militava in Eccellenza. In quattro anni, una scalata inarrestabile: nel 2009-2010 concludeva al secondo posto in Serie D, salvo essere ripescata in Seconda Divisione. Due anni fa ancora un secondo posto, ma vittoria meritata ai playoff e storica promozione in Prima Divisione (ex Serie C; l'ultima presenza risaliva al 1997-98). Lo scorso anno, una beffa dopo aver dilapidato 11 punti di vantaggio ed essere sconfitti ai playoff dal Lanciano. Poi la magica promozione in Serie B e adesso questa partenza che nemmeno il tifoso più incallito poteva immaginare solo tre anni fa.
La prossima settimana, l'esordio in casa: al Provinciale, rinnovato a tempo di record grazie ai fondi della società. L'avversario, come detto: il Pescara, dove in attacco troviamo l'ex stella del Catania, Giuseppe Mascara. 



A proposito di siciliani: il Palermo di Gattuso ha pareggiato a Modena (1-1). Molti cronisti ritengono questo un risultato negativo per i Rosanero, considerati i grandi favoriti della serie cadetta, ma chi conosce la forza del club modenese (guidato da Walter Novellino) sa che, in fondo, per il Palermo si è trattato di un punto d'oro.

lunedì, agosto 12, 2013

Schrödinger e il paradosso del gatto

Interessantissimo il "doodle" di quest'oggi di Google: è dedicato al fisico Erwin Schrödinger e al suo paradosso del gatto


Schrödinger fu un matematico e fisico austriaco, vincitore del premio Nobel per la Fisica nel 1933. Era venuto al mondo il 12 agosto 1887, e dunque oggi ricorre il 126.mo anniversario della sua nascita: motivo sufficiente, per Google, per dedicargli uno di quei siparietti che loro chiamano "scarabocchi" ("doodle", appunto), che richiama soprattutto all'enunciato più celebre del fisico. 



Il cosiddetto "esperimento mentale del gatto di Schrödinger" intende dimostrare come l'interpretazione "ortodossa" della meccanica quantistica (interpretazione di Copenaghen; vedi anche Niels Bohr) risulti incompleta quando deve descrivere sistemi fisici in cui il livello subatomico interagisce con il livello macroscopico (cioè: con la nostra  realtà).

Per la quantistica ortodossa, se non si osserva esplicitamente il comportamento dell’atomo radioattivo, quest’ultimo si trova in una sovrapposizione di stati, ovvero: è sia decaduto che non decaduto, e rimarrà in tale doppia condizione fino a quando lo scienziato non ne osserverà lo stato. L'osservazione causerà il cosiddetto “collasso della funzione d’onda”, ovvero sarà lo scienziato a stabilire (arbitrariamente!) quale sia lo stato in cui l’atomo versa.

"Si possono anche costruire casi del tutto burleschi" scrive, polemizzando, Erwin Schrödinger. "Si rinchiuda un gatto in una scatola d’acciaio insieme alla seguente macchina infernale (che occorre proteggere dalla possibilità d’essere afferrata direttamente dal gatto): in un contatore Geiger si trova una minuscola porzione di sostanza radioattiva, così poca che nel corso di un’ora forse uno dei suoi atomi si disintegrerà, ma anche, in modo parimenti probabile, nessuno; se l'evento si verifica, il contatore lo segnala e aziona un relais di un martelletto che rompe una fiala con del cianuro. Dopo avere lasciato indisturbato questo intero sistema per un’ora, si direbbe che il gatto è ancora vivo se nel frattempo nessun atomo si fosse disintegrato, mentre la prima disintegrazione atomica lo avrebbe avvelenato. La funzione \Psi dell’intero sistema porta ad affermare che in essa il gatto vivo e il gatto morto non sono degli stati puri, ma miscelati con uguale peso."
(In: Die gegenwärtige Situation in der Quantenmechanik ['La situazione attuale della meccanica quantistica'], ne Die Naturwissenschaften 23 (1935), pagg. 807–812, 823–828, 844–849; la citazione è a pag. 812)



Fino a che la scatola rimarrà chiusa, il gatto è – per l’ambiente esterno – sia vivo che morto.
Con questa valutazione paradossale, Schrödinger voleva spiegare che c’era una contraddizione nell’interpretazione prevalente allora sulla convivenza di due stati nella fisica quantistica. La sua riflessione seguiva la pubblicazione di un famoso articolo scientifico e una corrispondenza con Albert Einstein.

E' una gran roba, se ci pensiamo bene: più filosofia che fisica. Finché la scatola è chiusa, noi non sappiamo se l'atomo si è disintegrato e se il gatto è vivo o morto... In pratica, il contatore Geiger è sia attivato che non attivato, la fialetta di cianuro è sia rotta che integra, e il gatto...

Mah, povero gatto! Noi preferiamo pensarlo - e vederlo - sano e pasciuto.


domenica, agosto 11, 2013

Da un momento all'altro

Werner Herzog: From One Second to the Next.
Un toccante documentario sui pericoli di scrivere un SMS mentre si è alla guida.



Il leggendario regista tedesco prende sul serio questo nuovo aspetto della cultura moderna informandoci che "oltre 100.000 incidenti automobilistici all'anno avvengono perché qualcuno ha deciso di scrivere un messaggio nell'attimo sbagliato".
Il film, breve ma eloquente, verrà mostrato in oltre 40.000 istituti superiori e in un centinaio di sedi di organizzazioni governative e per la sicurezza.

Su Werner Herzog leggi inoltre questi articoli pubblicati su Zerovirgolaniente:

Werner Herzog - Un mostro chiamato Klaus Kinski Popol Vuh - Klaus Kinski


Leggi anche (in inglese):
"Herzog on tackling texting and driving" e visita il sito  Texting & Driving - It Can Wait

domenica, luglio 14, 2013

Il testamento di Sidonie Fery


"Be excellent to yourself, dude" ("Comportati bene con te stesso, amico")

Sono passati più di dieci anni da quando una ragazzina scarabocchiò un messaggio per infilarlo dentro una bottiglia di ginger ale e, insieme a un'amica, lo affidò alla corrente della Great South Bay, davanti New York. Ebbene: l'Atlantico ha rimandato sulla terraferma quelle sue parole, ridando alla madre di Sidonie (†18) un po' di pace. 

Eh già, perché la ragazza non è più in vita. Tre anni fa, infatti, la giovane statunitense morì. Distante da casa: in Svizzera. E da allora la sua famiglia la piange. 
Sidonie era figlia unica...


Foto: foto di famiglia / AP      Aveva dieci anni Sidonie Fery quando infilò un messaggio in una bottiglia sulla costa newyorkese. Grazie all'uragano "Sandy", quel messaggio è ora nelle mani di sua madre

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Mimi Fery ha ricevuto notizie dalla sua unicogenita defunta

Tre anni fa, la diciottenne Sidonie Fery è precipitata in un burrone dello Waadtland, perdendo la vita. Mesi fa, alcuni operai che ripulivano una spiaggia di Long Island hanno trovato, tra i tanti residui lasciati dall'uragano "Sandy", una bottiglia di plastica vecchia di dodici anni con dentro un messaggio.

"E' stato come se un angelo fosse sceso a parlarmi" dice Mimi Fery. "Un segno divino." Gli operai hanno aperto la bottiglia: sotto il messaggio, era segnato un numero di telefono. Hanno chiamato ma ha risposto la segreteria telefonica. Loro hanno lasciato detto ciò che era avvenuto. Da notare che ovviamente non sapevano nulla della ragazza; non sapevano che Sidonie non c'era più. Tre ore dopo, vengono richiamati da una donna. La mamma di Sidonie: Mimi. Con la voce rotta per l'emozione.

"Quando appresi che avevano trovato la bottiglia, scoppiai a piangere. Hanno pianto tutti" racconta la donna ai giornalisti.

Message in a bottle

La piccola aveva affidato ai flutti il messaggio in bottiglia. Allora (a dieci anni) scrisse la sua citazione preferita da un film che amava tanto, Bill and Ted's Excellent Adventure (1988): "Be excellent to yourself, dude".

"Ad un tratto quelle parole acquisiscono un significato profondo" dice la genitrice. Parole che equivarrebbero al messaggio: "Sto bene. Non preoccupatevi per me. Badate a voi stessi".


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La tragedia avvenne nell'aprile 2010. Sidonie si trovava in Europa. Frequentava infatti la 'Leysin American School' in Svizzera e, dopo un party a base di alcoolici, si allontanò dall'edificio insieme a un altro liceale, Mehdi B. (†17) di Marrakesch.
Erano circa le 14 quando i due scavalcarono un reticolato sito in un bosco vicino.
Poco dopo precipitarono, andando a sfracellarsi sulle rocce a un centinaio di metri più in basso.
All'appello serale venne segnalata la loro assenza. La direttrice chiamò la polizia e iniziarono le ricerche. I cadaveri vennero ritrovati soltanto il giorno dopo.

Per la madre di Sidonie, il ritrovamento della scritta significa che la ragazza è finalmente approdata a uno stato di pace eterna.

Ieri Mimi Fery si è recata a Patchogue, il luogo dove è stata ritrovato il "message in the bottle". C'è stata una piccola cerimonia per inaugurare una lastra commemorativa. Mimi ha potuto così anche ringraziare personalmente i cortesi operai.
Sulla lastra sono state incise le parole:

"I learned that even though someone is very small they may have a big heart"
(Ho imparato che anche i piccoli possono avere un grande cuore).

C'è anche una foto della ragazza, sorridente, insieme alla data del ritrovamento del messaggio:  

"Dec. 6, 2012".




sabato, luglio 13, 2013

Il Christopher Street Day a Monaco di Baviera

Ormai è diventata una tradizione annuale. Un evento pacifico, coloratissimo e (quasi sempre) soleggiato


Si tiene ormai da decenni sotto l'insegna dell'armonia e della pace. Anche quest'oggi il quartiere di Schwabing, nel capoluogo bavarese, si è riempito di Lesben, Schwulen ma anche di eterosessuali che hanno approfittato della bella giornata per godersi da vicino la variegata parata del Christopher Street Day 2013. Il corteo ha sfilato un po' per tutto il centro di Monaco.


 
Il Duomo di Monaco di Baviera, a Marienplatz. Monaco, città vivibilissima, viene definita "un grande villaggio"

Il nome dell'evento si riferisce ai tragici fatti avvenuti in un locale newyorkese per gay il 28 giugno 1969, sulla Christopher Street appunto, una strada del Greenwich Village. Scoppiò una violenta rissa tra ospiti del locale e agenti di polizia, con la conseguenza che per giorni si assistette a una vera e propria guerriglia urbana. 
Dal 1970, a New York si festeggia un Christopher Street Day a ogni ultimo sabato di giugno. Dalla fine degli Anni Settanta, il Christopher Street Day si svolge anche in Germania. 


Una festa di colori, in nome dell'uguaglianza dei diritti