martedì, ottobre 07, 2014

Igor Mitoraj

R.I.P.






domenica, ottobre 05, 2014

Recensione de 'I Fidanzati' (Olmi)



I film riusciti sono anche dagherrotipi del "momentum" in cui sono stati girati.

Nel 1963 Ermanno Olmi realizza questa pellicola che, oltre a ricalcare i toni esistenzialisti tipici di quell'epoca, ci dà l'immagine di un'Italia industrializzata che tenta di imporre la propria nuova mentalità "produttiva" anche ai Buoni Selvaggi nostrani.

Carlo Cabrini e Anna Scanzi nei ruoli principali.


Il plot:

Nel Settentrione italiano degli anni del Boom, Giovanni si fa notare per la sua abilità di operaio tecnico, guadagnandosi una promozione in Sicilia, dove, per 18 mesi, dovrà contribuire alla nascita di un nuovo reparto.
La sua relazione con Liliana è attualmente caratterizzata dalla mancanza di dialogo, e questa sua trasferta verso un mondo di fatto assai distante non può giovare al rapporto tra i due.

(Liliana: "Quanto tempo che siamo fidanzati! Quanti anni! Più che fidanzati, tu lo sai. Eppure, non ci siamo mai confidati, non ci siamo mai parlati...")

La coppia si incontra regolarmente in una sala da ballo e, a volte, c'è l'occasione di una corsa in moto. Poi lui parte. Lo vediamo guardare con occhi estranei e malinconici il nuovo ambiente, caratterizzato da scorci squallidi, ma anche da ritratti umani quasi macchiettistici.
La solitudine al Sud spinge Giovanni a ripensare alla sua relazione con Liliana. Ammette a se stesso di non esserle stato del tutto fedele. Negli occhi di lei, si specchia il dolore e un senso di fatidico distacco. 


Come può agire questa lontananza alla loro storia? Ci sarà un futuro per i due "fidanzati"?


Nel 1963 il Neorealismo era già passato, per questo preferisco parlare nel caso di questo film di... Esistenzialismo. L'occhio di Olmi si concentra sulle cose semplici della vita, nonché sul mondo del lavoro (che semplice non è). Il regista bergamasco era peraltro stato un documentarista e, come nella sua pellicola precedente (Il posto, 1961), ci sono temi che si ripetono: un nuovo lavoro per il protagonista, nuove circostanze sociali e paesaggistiche. La complessità di un mondo che cambia viene descritta in maniera naturalistica, e dunque autentica, ma arricchita in senso artistico dalla psicologia dei protagonisti.


Il lavoro aliena, il lavoro disumanizza. Inoltre c'è da registrare, nell'Italia di allora, la scarsità di spazi abitativi, conseguenza soprattutto della Seconda Guerra Mondiale (persino a quindici anni di distanza dalla fine del conflitto; problemi alimentati da una speculazione incontrollata). Nonostante si parli di "Boom", di "crescita", è difficile, per una giovane coppia, formare una famiglia.

La musica dal vivo che il pianista e il fisarmonicista suonano all'inizio del film si trasformano, nella testa di Giovanni, nella colonna sonora del suo viaggio e in quella dei flashbacks degli episodi vissuti insieme alla sua ragazza. I pranzi solitari nell'albergo, la sordidezza delle camere che Giovanni ispeziona alla ricerca di una tana dove soggiornare per il prossimo anno e mezzo, sono tappe di un percorso narrativo obbligatorio. Olmi lastrica però il copione di parentesi rivelatrici (e documentaristiche, appunto) sull'Italia operosa di quel decennio, dove, alla "serietà industriale" degli imprenditori e lavoratori del Nord, fanno da contrappunto le tradizioni della gente del Meridione. Vedi l'episodio dell'incidente occorso a un operaio che deve essere portato via con l'ambulanza. Il caposquadra spiega a Giovanni che i lavoratori siciliani non hanno un'etica lavorativa adeguata: abituati a lavorare nei campi, molti di loro addirittura non si presentano nei giorni di pioggia...


La corrispondenza tra i due fidanzati è un sottotema indispensabile. Nelle sue lettere, Giovanni si lamenta del silenzio di Liliana, e lei come tutta risposta esprime i suoi dubbi: Ero insicura se scriverti o no... Mi vuoi davvero ancora? Ho perso la fiducia, e anche la speranza...
Le lettere scandiscono il lento trascorrere del tempo. Giovanni continua a giurarle di amarla; lei invece usa un tono di sconforto.

La telefonata al termine del film, disturbata da un terribile temporale, lascia pensare a una probabile rottura amara tra Giovanni e Liliana; ma uno spettatore esperto di opere con uno sfondo di alienazione e disagio esistenziale, non sta a chiedersi se i due alla fine convoleranno a nozze, bensì sa cogliere i cenni - appunto esistenzialisti - che ci lancia il regista: sull'inanità dell'uomo, sulla precarietà della nostra vita e delle nostre relazioni.

Siamo tutti soli, siamo tutti vulnerabili. Anche nell'amore.